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2nd-Jun-2009 06:08 pm - Undertow
Avevo questa idea, da un po'. Ho degli amici ad Anguillara e ogni tanto vado a trovarli. Ogni volta che vado, ho la vista bellissima del paese illuminato che si affaccia sul lago. Mi sono sempre detto che, un giorno, mi sarebbe piaciuto fotografare quel paesaggio. Ieri l'ho fatto. Non è stata una bella giornata, per mille motivi. Il principale è che era brutto tempo e io, non che sia metereopatico o simili, soffro tantissimo quando c'è un repentino cambio di tempo. Il mal di testa è il sintomo più ricorrente, il cambio di umore idem. E insomma no, non è stata proprio una bella giornata. Comunque, sono andato ad Anguillara a passare una bella serata tra amici e al ritorno, ore tre circa, mi sono fermato sul lungo lago, ho preso il cavalletto e ho girovagato per la spiaggia cercando un buon punto per fare una foto. Il paese non era poi così illuminato come lo ricordavo. Poi ho immaginato che a quell'ora, effettivamente, le luci delle case sono tutte ragionevolmente spente e che fosse più buio del normale. Comunque, ormai ero lì e ho provato. C'erano anche queste due ochette (o paperelle, boh), a dormire sul bagnasciuga. Trenta secondi di posa e io nel frattempo mi sono seduto a godermi un po' il panorama e ho pensato. Un po'. Trenta secondi non sono tanti per pensare, ma ecco... Mi ha preso un po' di malinconia. Guardo la foto: le ochette, in trenta secondi, non si sono mosse di una virgola. Dormono. La foto non è venuta come vorrei. E' troppo buio. Dovrò venire un'altra volta. Poi per un attimo guardo la piccola spiaggia e la vedo piena di barche, giochi per bambini, e tutto il resto. E penso che forse dovrò rimandare all'autunno, perché più si avvicina la stagione estiva, più quella spiaggia sarà piena di cose e il tutto non sarà così bello, fotograficamente parlando. E comunque, anche tralasciando questo, venendo un po' prima ci sarà ancora un sacco di gente che passeggia sul lungo lago e sarà impossibile fare una foto pulita. Le ochette, sicuramente, nemmeno ci saranno. E allora aspettiamo l'autunno. O forse no. Visto che ormai era tardi, me ne sono rimasto un po' lì, nel silenzio, e ho realizzato che l'autunno è ancora lontano. E nel frattempo, chissà, mi sono stufato di fare fotografie e ho venduto tutto, e quello che mi rimane è una serie di scatti, una serie di foto attaccate al muro che mi ricorda un hobby che ho avuto e questa foto, di Anguillara e del suo lago, venuta non come avrei voluto. Ma allora, non avrà più importanza.
28th-Mar-2009 02:12 am - The 11th Hour calls
[Non posto qua da ottobre. Ciò significa che sto bene, ma.]

Domenica parto per Mantova per vedere i Nightwish. Ieri, o quasi, ho scoperto che, effettivamente, non me ne frega niente. Non mi sono nemmeno ancora preoccupato di prendere i biglietti del treno. Ci ragionavo da un po', da quando, una decina di giorni fa, ho prestato Empire dei Queensryche. E' una cosa che faccio spesso, quella di ri-ascoltare le cose che presto. Ogni tanto scopro qualcosa di nuovo. E così, quando arrivo ad Anybody Listening?, non posso fare a meno di pensare ai Fates Warning. In maniera così automatica che non riesco a capacitarmi di come non mi sia accorto negli ultimi dieci anni quanto questa canzone potesse tranquillamente far parte della discografia di quello che è uno dei miei gruppi di riferimento, probabilmente IL gruppo di riferimento per quanto riguarda le lyrics. Stupido. Ma di questo ho già parlato e se interessa basta seguire la tag. A quel punto mi è parsa cosa buona e giusta andare a rispolverare qualcosa della discografia dei Fates Warning. L'unico motivo per cui non ho preso A Pleasant Shade Of Gray è perché, nel frattempo, mi è caduto l'occhio su che giorno era e, va bene l'ironia della sorte, ma non era proprio il caso. Ovvio che ci sarebbero state conseguenze, quanto serie non so, ma ci sto pensando. Ci sono persone, fatti, cose su cui ho rimuginato: non ho più alcune cose che riguardano il mio passato. Alcune sono state buttate dei getto, alcune dopo che del tempo era passato, altre - e, incredibilmente, me ne stupisco- sono rimaste. Con una certa mania certosina, selettiva. Non so se sia possibile selezionare i ricordi e gettarne altri, ma mettiamola in questo modo. Odio che il posto dove vivo diventi un cimitero, con lampade votive a ricordarmi cosa era e cosa no. Un soffio, e la luce si spegne. Mi guardo intorno e c'è ancora qualcosa che merita l'oblio. Ovviamente continuare a prendersela col passato non ha molto senso. Passiamo al presente. Bene. Credo che nella vita ci siano dei momenti in cui bisogna assumere una postura, come dire, aerodinamica. Come trovarsi in una camera del vento, ecco. Fai di tutto perché il vento ti scivoli addosso. Ed è ok, vai dritto per la tua strada. Magari però a un certo punto ti muovi di quel tanto per non essere più in quella posizione e il vento cominci a prenderlo in faccia, con tutto quel che ne consegue. Per inciso, i Fates Warning sono il deus ex machina per cui non sei più in quella posizione e cominci a prendere sberle di qua e di là. Osservi le cose non più dritto per dritto, ma un po' di traverso, e il risultato è che le vedi un po' più reali, tridimensionali. Bene. Se c'è una cosa che ho imparato è che bisogna adattarsi ai cambiamenti. Ok, su alcune cose proprio non c'è niente da fare e bisogna prenderle così come sono, perché ti danno comunque dei benefici. Alcune cose, invece, sembrerebbe di no. Che benefici non ne hanno mai dati, o, semplicemente, non ne danno più. A questo punto, mi chiedo, ha senso star lì? No, direi di no.
Ed ecco perché dei Nightwish, attualmente, non me ne frega nulla. Adesso sono fuori luogo. Lunedì avrei bisogno di un concerto dei Fates Warning, forse. Ma forse nemmeno quello. Solo un po' di quei momenti tuoi, in cui fare il punto e agire di conseguenza. Non escludo che potrei farmi un giro intorno al palazzetto, invece di entrare. Giusto per dire che, in un certo senso, c'ero. Ma in un altro, proprio no.
Sono anche un po' incazzato ed ho come la sensazione che durerà per un po'.

"The Eleventh Hour is an expression referring to the last moments before a deadline or the imminence of a decisive or "final" moment."

"The Eleventh Hour," a song by Fates Warning on the album Parallels.

[Wikipedia]
11th-Oct-2008 11:59 pm - Perché non sono cristiano
Da bambino sono cresciuto secondo i canoni dell'educazione cristiana. Ho frequentato un asilo e scuole elementari gestiti da suore con tutto ciò che ne consegue. Sono stato battezzato, ho fatto la comunione, e sono stato cresimato nei tempi previsti. Recite di Natale, per la festa della mamma e poesie da imparare. Riguardando indietro, non posso dire che non sia stato un periodo felice. Però già in quegli anni c'era qualcosa che non mi tornava riguardo la religione e ciò che gli gira intorno. Poi c'era questa storia del terrore. Sono abbastanza sicuro che nessuno mi abbia inculcato direttamente il terrore dell'inferno e cose simili, ma credo che sia nato ascoltando i salmi, le prediche e tutto il resto in un'età in cui si è particolarmente influenzabili. Giusto per la cronaca e per dire che in fondo davvero ero felice, penso di aver saltato sì e no una decina di messe nell'età in cui ero alle elementari, per lo meno durante l'anno scolastico. Per anni ho servito messa ed ero contento di farlo. Certo, mi chiedevo il perché una volta arrivate le vacanze estive in chiesa non ci si andasse più e perché le suore non facessero domande sulle assenze estive. Però, vabbè: era solo un pensiero che certo non mi turbava. Mi piaceva andarci anche se, a pensarci adesso, ciò che mi piaceva non era l'aura di santità all'interno della chiesa, ma solamente il fatto di stare insieme ad altri bambini in una giornata di festa. Un po' inconsciamente, come solo i bambini sanno fare, in quegli anni ho cominciato a prendermi gioco del Divino a dispetto dell'inferno. Servire messa ok, leggere in chiesa pure, ma c'era una cosa che proprio non riuscivo a mandare giù: il rosario. C'era questa storia secondo la quale tutti i primi venerdì del mese bisognasse andare in chiesa e recitare il rosario. Avevamo addirittura una specie di diario in cui segnavamo la presenza a questo fatidico primo venerdì del mese. Beh, io baravo clamorosamente. Capitava che qualche grana del rosario mi scivolasse distrattamente per le mani, così le Ave Maria diventavano cinque o sei, invece delle dieci. A volte forse tre. A volte saltavo i versi. Uno strazio. Il Padre Nostro, bene o male, andava ripetuto meno volte e non era praticamente mai punito dalla mia finta sbadataggine. E sì, avevo un po' paura di cosa lassù avrebbero pensato di questa mia condotta. Eppure ho continuato per anni questo mio modo di fare con un po' di strafottenza. L'inizio delle scuole medie segnò il mio allontanamento dalla chiesa, con buona pace (mica tanto) della famiglia e soprattutto di mia nonna, credente fervente. Non fu un distacco immediato, per qualche tempo ho continuato ad andare in chiesa, poi ho cominciato a saltare l'appuntamento saltuariamente fino a smettere. Per anni ho continuato ad andare a messa a Pasqua e a Natale, facendo addirittura la comunione senza prima aver confessato i miei indicibili peccati. Ho continuato a sfidare la pazienza divina. Se ci ripenso andavo a messa in quei due giorni l'anno mentendo a me stesso sul fatto di credere o meno. Difficile prendere coscienza di essere un non credente quando in te è radicata la verità dell'esistenza di un essere superiore. Sei cresciuto con questa idea ed è come se parte delle tue certezze, forse la più grande, crollasse di colpo. "Oh, non ci vado mai... Ma a Pasqua e a Natale sì" mi sembrava non avesse granché senso, così smisi prendendomi le mie responsabilità sul mio non credo. Non prendendo in giro né me né nessun altro. Quest'ultimo sgarbo portò mia nonna a tenermi il muso il giorno di Pasqua, giorno di mia prima assenza dalla prima delle due messe annuali che frequentavo. Mia nonna era una di quella che andava a messa due volte alla settimana. Che una volta al mese insieme alle altre vecchiette del paese andava a pulire, gratuitamente, la chiesa. Tutto questo mi ha sempre causato una tristezza incommensurabile, pace all'anima sua. Mia mamma non è esattamente di quella pasta ma, essendo l'unica figlia femmina di tre figli, molti suoi modi di fare sono vicini a quelli di mia nonna. Così, quando anni dopo, poco dopo Natale, notoriamente il più bel periodo dell'anno, durante una discussione mi ritrovai additato come bestia per aver abbandonato la chiesa in tutto e per tutto, capii che avevo fatto la scelta giusta. Che con certe cose non volevo avere niente a che fare. Quando mio fratello fece la cresima, mi rifiutai di fargli da padrino. Non penso sarei stato la persona giusta. Anche lì ci fu da discutere. Comunque, quel bestia non mi offese, ma mi fece prendere totale consapevolezza su certe cose. Ogni tanto, quando capita di discutere, quella parola mi piace rinfacciargliela, non tanto a lei come madre, ma a lei come essere cristiano. L'istruzione universitaria, di fisica soprattutto, ha fatto il resto. Tutta 'sta filippica iniziale, solo per dire che ho cominciato a leggere Perché non sono cristiano di Bertrand Russell. Il libro era lì che aspettava da un bel po' di tempo e gli avevo sempre preferito altro, ma poi le ultime dichiarazioni del signor Ratzinger mi hanno spinto a prenderlo in mano. Perché non sono cristiano è comunque un titolo fuorviante. Il libro è una raccolta di articoli di Russell, di cui uno dà il titolo al libro, sulla pericolosità e inutilità della religione. Alcuni di quegli articoli gli impedirono di insegnare in alcune università. La cosa che fa riflettere è questa: sono tutti articoli scritti tra il 1924 e gli anni cinquanta, e la maggior parte degli esempi che porta Russell a supporto della propria tesi, sono oggi argomenti accettati tranquillamente dalla quasi totalità dei credenti (probabilmente lo sarebbero anche da mia nonna, se fosse viva). In meno di un secolo, opinioni osteggiate dalla Chiesa, sono diventate verità incontestabili da chiunque. Se si guarda al passato meno recente si può dire la stessa cosa sulle teorie galileiane per esempio. Il libero pensatore, prima o poi, se nel Giusto, ha sempre frantumato superstizioni, tradizioni che non hanno senso di esistere se non per limitare la libertà dell'uomo nel pensare e nell'agire. Parlare di crociate e inquisizione, poi, è come sparare sulla croce rossa. E nel duemilaotto mi tocca sentire un ottantenne, che presumibilmente non ha mai provato le gioie del sesso, predicare come andrebbe praticato per non turbare(?) il significato che il Creatore gli ha voluto dare. No all'uso del contraccettivo che non sia quello naturale. Stai a vedere che Ogino e Knaus li faranno santi. Con quale coscienza si predicano certe pratiche in un mondo in cui milioni di bambini muoiono prima dei cinque anni?
I problemi di Cina, India, Africa sono un male trascurabile rispetto all'uso di un profilattico.
Un malato è condannato all'astinenza.
Parola di Dio.
-Rendiamo grazie a Dio.

"Non commettere atti che non siano puri, cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l'ami così sarai uomo di fede.
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane e tanti ne uccide la fame.
Io forse ho confuso il piacere e l'amore, ma non ho creato dolore."

(Fabrizio De Andrè - Il testamento di Tito)

"Non ci vuole far chiavare se non serve a procreare... "
(San Culamo - Wojtyła(torna in Polonia))
Estate. Ferie. Un sacco di tempo per fare un sacco di cose. Un sacco di tempo per vedere tutto quello che, per un motivo o per un altro, non si è potuto vedere nell' ultimo periodo. Una decina di post, ognuno su un film, mi sembrava troppo. Condenso, sintetizzo, imprimo in poche righe. O almeno ci provo. C'è qualche spoiler qua e là, quindi attenzione se il film in questione non l'avete visto.
Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull lo aspettavo da quando è stato annunciato. Non un'attesa spasmodica ma, nella mia infanzia, avrò visto i precedenti almeno cinque o sei volte. Indiana Jones and the Last Crusade addirittura al cinema, uno dei primi film visti da solo con amici(cinema dei preti, vabbé). E quando vedo il cofanetto con la trilogia, un pensiero di prenderlo, un giorno, lo faccio sempre. Attesa comunque. E disillusa. Forse la magia è sparita o forse i precedenti erano ben altri film. Un paio d'ore che avrei preferito impiegare in modo diverso. Questa storia del figlio, poi, fa presagire l'inizio di una nuova saga. E non è che mi entusiasmi molto.
The Happening, qui in Italia tradotto con "E venne il giorno" è la nuova creatura di M. Night Shyamalan. Dopo The Village venne Lady in the Water e fu per me una grossa delusione. Purtroppo E venne il giorno sembra confermare una stasti creativa preoccupante, per certi versi. L'evento scatenante del suicidio di massa è assolutamente senza senso e nemmeno spiegato alla fine del film. Persone che si salvano senza un perché. La protagonista incinta alla fine del film sembrerebbe simboleggiare il ritorno alla vita, ma sembra più una svolta buonista che altro. Pessimo.
Ho visto un sacco di film con Nicholas Cage, alcuni molto buoni, nel loro genere, come The Rock, altri effettivamente da dimenticare come Face/off. Questo Next è fortunatamente un buon film. La capacità del protagonista di vedere nell'immediato futuro da vita a delle vere e proprie coreografie piuttosto che a inseguimenti veri propri. Finale non troppo banale, lui bravissimo, Jessica Biel bellissima. Un'ora e mezza che fila liscia come l'olio. Consigliato.
Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto ha solleticato il bambino, l'adolescente che è in me. Sono cresciuto con Ken il Guerriero (e con L'uomo tigre e con altri anime piuttosto violenti, non disneyani, non buonisti, non scontati. E non ho ancora ucciso nessuno.)e per me vedere la storia, o meglio parte di essa, riassunta in un'ora e mezza abbondante, è stato come fare un tuffo nel passato. Il fatto che tutto sia come te lo aspetti, non fa che aumentare la voglia di vedere il seguito. Hokuto No Ken è sempre stato un lavoro complesso da seguire con fatti che si intrecciano a destini già segnati. Questo film rievoca la prima parte delle gesta di Ken, fino alla sconfitta di Sauzer (o Souther). Shu, compreso nel prezzo, ovviamente. La storia mette in luce alcuni comportamenti di Raoul che nell'anime non erano mai stati approfonditi, con l'introduzione di personaggi mai visti, come Reina, guardia del re, e suo fratello, braccio destro fidato. Imprescindibile per chi ha amato profondamente Ken.
P2 - Livello del terrore è un thriller di quelli buoni per riempire le afose serate estive. Sarà per questo che è ambientato a Natale. Comunque, prendete un bel po' di luoghi comuni: notte di Natale, ragazza bellissima, occhi da cerbiatto, fisico da urlo, rimane isolata all'interno dell'azienda dove lavora, impossibilitata a raggiungere casa. Unica compagnia: una guardia notturna. Ovviamente maniaca. La rapisce, la veste a puntino per la cena di Natale... Il resto è immaginabile se pensate che la location è un parcheggio sotterraneo. Isolato. Desolato. Che volete, è la notte di Natale. Comunque, è un buon passatempo. Ammetto di averlo visto spinto dalla presenza di Rachel Nichols, conosciuta ai tempi di Alias prima e The Inside, poi. Bellissima lo era, bellissima lo è. Il film non proprio, ma si lascia guardare.
The Dark Knight è quello che ci si aspetta. Un (mezzo)capolavoro. Nolan ha raccolto la pesante eredità dei film di Burton (quelli di Schumacher seppur godibili, hanno meno forza espressiva), proponendo due film imprescindibili per chi ama la saga del pipistrello. Il Joker di Heath Ledger probabilmente si prenderà un Oscar postumo. Forse la Morte ha però giocato un ruolo fondamentale. Ed è un peccato, perché comunque l'interpretazione rimane ottima. Attendo molto fiducioso la prossima puntata.
Amore bugie e calcetto è una brillante commedia italiana con un Bisio in grande spolvero. E' la storia di sette uomini che ogni settimana, si dedicano a partite da calcetto svestendosi non solo degli abiti da lavoro, ma da una serie di problemi personali (amante, matrimonio insoddisfacente, amicizie tradite, vita solitaria). E' una commedia che non strizza mai l'occhio alla lacrima facile, rimane godibile per tutta la sua durata. Lascia poco, forse, a differenza di altre commedie italiane. Ma è un bel film, e andrebbe visto per questo.
Iron Man è, insieme a The Dark Knight, il più bel film sui supereroi che abbia visto da molto tempo a questa parte. Più leggero del Cavaliere Oscuro, Iron Man è incarnato da Robert Downey Jr. un attore che personalmente adoro dai tempi dell'indimenticato Larry in Ally McBeal. E' bravo Robert, sempre brillante, volutamente comico (anzi, divertente) in più di un'occasione (specialmente nelle scene di progettazione dell'armatura), anche quando non rinuncia alla popolarità confessando al mondo di essere Iron Man. Accompagnato da una Gwyneth Paltrow, prima in veste di assistente tutto fare (no doppi sensi, please) poi come un qualcosa di più. Ruolo comunque secondario, il suo. Non c'è molto da dire, va visto nell'ottica per il quale è stato concepito e cioè quello di semplice intrattenitore. E in quello riesce alla grande.
10th-Aug-2008 11:36 pm - Tutto per una ragazza
[L'ho letto da un po', a dir la verità, ma tempo per parlarne ne ho trovato solo ora.]
Non buttiamoci giù è un libro a cui, prima o poi, darò una seconda occasione. Probabilmente in questi giorni. Di certo lo lessi in un periodo poco felice, ma non ho ritrovato in quel libro quella verve, quell'umorismo un po' irriverente e cinico che avevano caratterizzato i precedenti racconti di Hornby e che me l'avevano fatto amare alla follia. E' un libro che però è piaciuto a tutti quelli che lo hanno letto, a differenza di Come diventare buoni che invece io trovo bellissimo. Sarò strano io. Detto questo, dopo aver letto il precedente e godibilissimo, Una vita da lettore mi sono buttato sul nuovo romanzo. Sebbene lo abbia trovato abbastanza piacevole, non mi ha convinto del tutto. Molto probabilmente ciò è dovuto al fatto che manca del tutto un punto di vista adulto. Il protagonista, nonché narratore, è un sedicenne e ciò risulta ancora più evidente nella scrittura di Hornby, ancor più semplificata e asciutta. La storia, di per sé non è niente di particolare: un sedicenne, Sam, patito di skateboard, mette incinta, per sbaglio,  una sua coetanea, Alicia. Ma mentre quest'ultima mostra una certa maturità nell'affrontare la cosa, Sam cade nel panico più totale, sentendosi vittima di una sorta di maledizione di famiglia, dato che anche sua mamma rimase incinta alla sua età. Comincia così un tormentato periodo in cui Sam dovrà prendere coscienza della nuova situazione, chiarire i suoi sentimenti per Alicia, cercare di prepararsi a fare il padre nel miglior modo possibile che un sedicenne sia in grado di fare. Chiaro che non sarà facile. Chiaro che Sam farà delle scelte, lungo il percorso, discutibilissime e che faranno venire voglia di prenderlo a schiaffi. In questo,  Hornby, colpisce nel segno. Quello in cui fallisce è forse nel fatto che questo è effettivamente più un libro per adolescenti, o poco più, pur senza avere pretese pedagociche/educative, e un adulto ci troverà ben poco di attraente. Sam ha però una particolarità, che a me personalmente ha fatto un po' tenerezza. Sam ha un eroe: Tony Hawk. Per molti della mia età, Tony Hawk è una specie di ex modello. Molti, me compreso, hanno vissuto gli anni '80 e lo skateboard, a quel tempo, bene o male era praticato da un sacco di ragazzi. Tony era un idolo, uno di quelli che faceva con la tavola cose che ti sognavi. Si passava il tempo a vedere film come California Skate o Thrashin'-corsa al massacro, cercando poi di imitare i tricks dei protagonisti. Bei ricordi, eh. Comunque, dicevo: Sam considera Tony un eroe, e ha un suo poster in camera. Tutto normale fino a qui, se non il fatto che Sam, con il poster, ci parla. E il poster, o Tony, fate voi, gli risponde. Come risponde? Beh, le risposte sono più simili a quelle di un oracolo, piuttosto che quelle di un adulto: vanno interpretate. E Sam fa del tutto per interpretarle, a volte come gli viene più comodo, altre volte se la prende semplicemente con il poster perché non capisce cosa gli voglia dire. Queste risposte, che ovviamente Sam si costruisce da solo nella mente, sono in realtà frasi prese di peso da Hawk: Occupation Skateboarder un libro che lo stesso Tony ha scritto e che Sam ha letto svariate volte, assurgendolo a fonte principale di lezioni di vita. L'assurdo, quando Tony Hawk "risponde" alle domande è, ovviamente, la regola ed è divertente vedere come Sam interpreta le risposte e agisca di conseguenza. Ancor più divertente quando non riesce a trovare un senso alla risposta. Questo è il fattore principale che rende Tutto per una ragazza comunque godibile. Tolto questo, però, dubito che in futuro mi ritroverò a rileggerlo. Ed è da un bel po' che non trovo più un libro che so che riprenderò in mano in futuro.
[Il post che segue è un po' un delirio. Il fatto che ieri non sia stata esattamente una bella giornata, amplifica i pochi bei momenti che possono capitare in un giorno così.]

Ho visto la fine di Gilmore Girls. Con estremo ritardo, ammetto. Non solo perché seguo anche altre serie ma anche perché avevo paura di come si sarebbe conclusa. Tendenzialmente io odio Rory e pure Logan. Per non parlare di Cristopher. Evito di scendere nei dettagli, ma insomma Luke e Lorelai sono i personaggi che mi interessavano di più nella serie. Uno perché è estremamente simpatico, sia per i modi bruschi, sia perché è un buono, un po' impacciato a volte, uno che si da da fare per tutti. L'altra perché... Beh, è quel tipo di donna di cui uno si potrebbe innamorare. Non sto parlando di bellezza esteriore, sebbene sia una donna piacevole, ma il personaggio di Lorelai ha caratteristiche che incarnano molte delle cose che in genere apprezzo particolarmente in una ragazza. Ok, il punto è che comunque la serie è finita e ogni volta che succede è un po' la fine di un'era, se vogliamo. Detta così, suona come un'espressione fuori luogo. Ma se ci si ferma un attimo a pensare sono sette stagioni: sette anni. Certo, con i DVD puoi sorbirti le sette stagioni nell'arco temporale in cui una sola stagione viene messa in onda in televisione. Ma fino a qualche anno fa, non era così normale trovare serie televisive in DVD. L'unica era seguirle come la trasmissione televisiva imponeva. Quasi dieci anni di Friends, cinque (anzi otto o nove, considerando la trasmissione a singhiozzo) di Ally McBeal, cinque di Alias. Sette di Gilmore Girls (che poi qui in Italia sono sei anni, ma insomma siamo lì). Si parla comunque di anni. E' così esagerato parlare di fine di un'era? E' questo che ti da una serie che un film non potrà mai darti: seguirti nel corso degli anni. E' una sorta di fidelizzazione, ed è questo che mi piace. Certo, non tutte le serie sono degne di essere seguite, ma quelle che impari ad amare te le porti dietro per un bel po'. E adesso anche Gilmore Girls è finito. Mi ha fatto compagnia nei momenti belli e in quelli bui, come quello di ieri, e come sempre mi ha regalato un sorriso. Non prenderò più il caffè da Luke, non mangerò più niente cucinato da Sookie, non mi sorbirò più gli isterismi di Paris, non parteciperò più alle assemblee cittadine di Stars Hollow, niente più cene del venerdì sera, non nasconderò più i cd alla signora Kim sotto le assi del pavimento, non dormirò più al Dragonfly Inn. E niente più Lorelai. Fine di un'era. Ma per una volta, una volta, le cose terminano come speri finiscano.

[Mi piace questa abitudine di usare le parentesi quadre. Il titolo del post viene da una delle frasi finali dell'ultima puntata della settima stagione.]
3rd-Apr-2008 03:13 pm - Not as good as the book

Mi capita di scrivere delle recensioni per HeavyWorlds.com. Uno dei cd che mi è arrivato da recensire è questa nuova monumentale opera dei The Tangent. Non mi dilungherò nei dettagli, anche perché la recensione deve ancora uscire sul portale. Volevo solo consigliarvi di dargli un ascolto, perché probabilmente scoprirete un mondo sconosciuto, un ricordo di un modo di fare musica che non c'è più. Il gruppo fa del suono analogico uno dei suoi punti di forza, andando a riscoprire quel tipo di musica, il progressive rock, che all'epoca era tranquillamente considerata musica pop senza nessuna connotazione negativa. Not As Good As The Book consta di due cd e di una novella. La storia è un concentrato di humor, di passione per la musica che fu e elementi sci-fi. Vi basti pensare che l'ascolto da parte del protagonista di Relayer degli Yes causa la distruzione della terra. Dave, questo il nome del protagonista, si risveglia, letteralmente in esposizione insieme alla sua discografia in un museo, 88000 anni dopo su Venere. Un gruppo di fanatici religiosi ha intenzione di utilizzare l'album degli Yes per distruggere un continente su Marte. Fortunatamente un gruppo di cultori del progressive rock, denominati Schiphol, tramano nell'ombra affinché ciò non accada. Dave si unirà a loro per evitare una nuova catastrofe. La morale più o meno nascosta sembra essere quella secondo la quale si fanno parecchi progetti, nella vita, che poi, per un motivo o per un altro, non realizziamo. E il futuro non sembra essere così bello come ce lo aspettavamo. Se siete semplicemente amanti di quei gruppi che tra il finire degli anni sessanta e la metà degli anni settanta sfornavano capolavori con il ciclostile, non potete farvi sfuggire quest'album. Se fosse uscito in quegli anni, oggi ne parleremmo come se fosse un caposaldo del genere. Se anche siete lontanamente affascinati da tutti quegli strumenti antesignani dei synth moderni fatti di manopole, fili da attaccare e staccare, oscillatori, questo album fa per voi. Per gli altri un ascolto è comunque consigliato per scoprire cosa rendeva quella musica magica e che oggi sembra essere definitivamente persa. Qualcuno però, ne custodisce gelosamente il segreto. E i The Tangent sono fra questi.
1st-Jan-2008 05:35 pm - Demwom
L'anno è finito e quindi blablabla.
Stefania si sposa. Ed ecco qua il primo nome di questo blog. In genere, come saprete, non scrivo mai nomi. Non uso nemmeno soprannomi, nè tanto meno nick. Chi si riconosce, sa. Agli altri poco dovrebbe importare. Rompo le regole, per una volta, e vualà: Stefania. Diciamo il primo amore. Diciamo pure non corrisposto, ma non è questo il punto. Però è, come dire, l'inizio dell'esperienza formativa. Una specie di paragone in base al quale si misurano i rapporti successivi: è l'inizio in cui capisci cosa cerchi in una persona e cosa no. Poi ovviamente tutto cambia, e non esiste più il termine di paragone, ma all'inizio, quando non sai bene cosa cercare ti è utile un punto di riferimento. Comunque la scoperta del sentimento importante è riconducibile a questa persona. Persona per la quale, per un bel po' di tempo, ho provato un rancore assurdo. Poi passa, i ricordi sono più vaghi, e quello che faceva male, adesso, non lo fa più. Resta quell'affetto scevro da quel tipo di sentimento, legato alla situazione, alla scoperta. Ad ogni modo, Stefania, per me, è stata importante. E ora si sposa. Quando me l'ha detto tramite sms, le ho subito risposto. E, a quella risposta ("blabla!!! blablabla!! E quando sarebbe il giorno del lieto evento?"), io ancora devo ricevere... Una risposta. Ora, le cose sono due. O il messaggio non è arrivato, e quindi ora mi odierà, oppure le è arrivato e non mi ha risposto. In questo caso, direi che non è cambiata di una virgola. Quando l'ho saputo, ho cominciato a pensare un po' a tutto quel periodo e di quanto fossi stato un bambino nell'approccio a quel rapporto. Quante cose ho sbagliato. Anche lei eh. Ma ovviamente qui parlo di lei per parlare di me. Avevamo entrambi 23 anni e io, a quell'età, ero effettivamente un tardo adolescente per certe cose. Anche perché prima di conoscere lei, non è che mi preoccupassi troppo del fatto che un rapporto fosse serio o meno. Una cosa, però, cara Stefania, te la posso dire. E' che è inutile girarci tanto intorno, in quel periodo abbiamo fatto cose che, per due persone che stavano coltivando una semplice amicizia, non stavano né in cielo né in terra. Te lo dico, adesso, dopo anni e anni, perché certe cose io, con le amiche, anche quelle lontane, non le ho mai fatte. Loro quando vanno in vacanza non scrivono una pagina al giorno per far sapere quello che fanno o per dire che, beh sì, gli manco. A volte, a dir la verità, non mandano nemmeno una cartolina. E nemmeno io, eh. Tanto meno scrivo più su un quaderno che teniamo in due, e che ho lasciato a te. Non ci si sente nemmeno tutti i giorni, se per questo. Né ci chiamiamo praticamente mai con uno squillo su msn (ooops, era Irc all'epoca, ma la sostanza non cambia) tutti i giorni dopo pranzo: aspettavi che i tuoi tornassero al lavoro, perché non volevano che ti connettessi. Che poi io all'epoca non avevo il cellulare e tu facevi lo squillo sul telefono di casa. E mia madre si faceva certe risate. Né ci si scambia cassette con annesse "guide all'ascolto". Né trema la bocca dello stomaco per dire "ti voglio bene" dopo una telefonata di un paio d'ore abbondanti in cui tutti e due avevamo qualcosa da dire ma l'emozione l'ha fatta tacere. E un abbraccio, alla fine, è solo un abbraccio. Insomma, non so se è perché sono cresciuto, sta di fatto che io, certe cose, non le ho più fatte. Io non so se per te fosse normale, fra due semplici amici, fare così. Ci pensavo in questi giorni, e sebbene tutti i rapporti siano unici, quel tipo di rapporto, sfrontato per certi versi, senza paracadute poi non l'ho più avuto. Forse perché quando cadi una volta, la volta successiva ci pensi un po' su, e decidi che un cuscino sotto il culo è meglio avercelo. Non dico di aver vissuto rapporti falsi, solo che, in quel modo lì, non mi sono più comportato. Sono felice di averlo fatto, perché alla fine, sono contento di come sono oggi. E lo devo anche e soprattutto a quel nostro rapporto. E mentre ripensavo a tutto questo, e anche al fatto che ti sei "inventata" di chiamarmi Dam perché "Dami mi sa un po' da gay", e nessuno ha mai saputo da dove fosse saltato fuori questo Dam, mi è chiaro il perché ti amavo. E ora ti sposi, e alla luce di tutto quello che quel rapporto mi ha regalato, non posso fare altro che augurarti una felicità immensa. Per sempre.
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